Convivere tra le piante
Studi e Ricerche a cura di Rita G. Longo

13 principi

 


Reintegriamo nel terreno gli elementi nutritivi

ABITATE in una zona dove si coltivano prodotti per uso alimentare? In tal caso, il deserto e la carestia possono sembrarvi distanti centinaia, perfino migliaia di chilometri. Ma non è così.

In effetti, la penuria di viveri non dista che pochi centimetri da qualsiasi luogo della terra.

È lontana solo quanto la profondità del terreno. Se alcuni essenziali centimetri di suolo superficiale fossero strappati alla terra, ogni vita su di essa infine cesserebbe.

L’effettiva erosione del suolo sottrae in tutta la terra molto prezioso suolo superficiale. Per esempio, le nazioni africane ammettono che l’erosione del suolo è un grosso problema. L’Herald d’Etiopia dice: "Ogni giorno tonnellate e tonnellate di terra sono spazzate via dai nostri altipiani per depositarsi nei paesi vicini così che i nostri campi gradualmente si isteriliscono. Essendo poco fertili possono dare solo uno scarso rendimento".

Ma la produttività del terreno può diminuire in un altro modo: Ne possono essere tolte le sostanze nutritive senza che vengano sostituite, riducendone così in notevole grado la capacità produttiva. Per capire come ciò accade, bisogna anzitutto capire la composizione del terreno.

Che cos’è il terreno?

Secondo una semplice definizione, il terreno è dove si coltivano i prodotti alimentari. Gli esperti sanno che i tipi di terreno non sono tutti uguali; ognuno ha la sua storia e il suo peculiare valore.

Di solito, i geologi affermano che il terreno proviene da roccia polverizzatasi nel corso dei millenni, e che durante questo processo furono prodotti i minerali essenziali al terreno. Nessun uomo, naturalmente, era lì a vedere questo presunto lungo processo. Si dice che la roccia si frantumi sotto l’effetto dell’acqua e del tempo e di altre condizioni. Ovviamente tali cose influiscono anche sulla roccia più tenace. Ma per formare il terreno sono stati realmente necessari gli enormi periodi di tempo di cui parlano i geologi?

Non tutti i geologi apparentemente sono di questo avviso. Pertanto la rivista National Geografic riferisce che quando, nel 1963, nacque nell’Oceano Atlantico l’isola di Surtsey, "ondate impetuose trasformarono masse informi di lava in macigni tondeggianti a una velocità tale da lasciare sbalorditi i geologi che assisterono alla nascita di Surtsey". Ci vollero al massimo alcuni anni, non innumerevoli epoche. E gran parte del suolo fertile dell’Indonesia e di altri paesi è costituito di cenere vulcanica, ed essa pure si deposita in fretta.

Soprattutto, la Bibbia indica che il suolo terrestre si formò piuttosto in fretta. Essa dice che l’asciutto e la vegetazione apparvero tutti in un "giorno" creativo, periodo che secondo la Bibbia fu lungo settemila anni. (Gen. 1:9-13) Appropriatamente, The Encyclopedia Americana chiede: "Quanto tempo ci vuole per produrre due centimetri di terreno, due centimetri di eccellente materiale roccioso per sostentare le piante? Si potrebbe dire alcuni minuti o alcuni milioni di anni. Tutto dipende dal punto esatto e da quale stadio del ciclo partiamo".

È ovvio che il terreno è molto più di semplice roccia frantumata. Altrimenti sarebbe come la sabbia e non potrebbe sostentare forme di vita vegetale d’alcuna grandezza. Per far crescere le piante il terreno ha bisogno di humus; l’humus si produce quando piante e animali muoiono e i loro resti si decompongono. Le preziose sostanze nutritive che alimenteranno in seguito le piante e gli animali provengono da questo processo di morte e decomposizione. Anche lo sterco animale fornisce elementi nutritivi.





Come si producono gli elementi nutritivi

Tutto considerato, sembra che per la vita delle piante siano necessari almeno sedici elementi. Di questi sedici, le piante ne assorbono tre dall’aria: carbonio, idrogeno e ossigeno.

Ma gli altri tredici provengono dal terreno: fosforo, potassio, azoto, calcio, magnesio, ferro, zolfo e tracce di boro, manganese, rame, zinco, cloro e molibdeno. I primi tre di questi tredici sono considerati "elementi primari". Quando si tolgono al terreno sensibili quantità di questi tredici elementi, bisogna sostituirli perché in futuro possano nascere altre piante sane.

Come agisce naturalmente il suolo sulla materia organica morta così che le piante la possano utilizzare? Gli organismi viventi la convertono in forme che le piante sono in grado di impiegare.

Una minima quantità di terra contiene miliardi di organismi viventi, ciascuno dei quali contribuisce alla vitalità o fertilità del terreno. Nello strato superficiale del suolo è dove prospera la maggioranza di questi organismi.

Fra quelli più grandi vi sono i lombrichi, considerati i più utili fra tutti gli invertebrati della terra. Non solo decompongono gran parte dei detriti che sono sulla superficie terrestre, ma provvedono anche a rimescolare e aerare il terreno.

I terreni molto produttivi in genere hanno anche abbondanza di microorganismi, batteri, funghi, actinomiceti, alghe e protozoi. Alla morte di una pianta o di un animale, gli zuccheri, gli amidi, la cellulosa e simili composti in essi contenuti vengono consumati da certuni di questi organismi. A loro volta, essi producono nel terreno anidride carbonica, riducendo anche la materia in una forma che le piante possono utilizzare. Quando l’anidride carbonica si combina con l’umidità, si forma acido carbonico; esso, a sua volta, compie parte del lavoro di sciogliere i minerali contenuti nel terreno.

L’azoto è essenziale alla vita delle piante. Harry A. Curtis del Tennessee Valley Authority ha calcolato che vi sono circa 34.500 tonnellate di azoto atmosferico sopra ogni acro di terraferma; ciò rappresenta circa i quattro quinti dell’atmosfera. Tuttavia, le piante non possono utilizzare direttamente questo azoto sotto forma di gas allo stato libero.

Piuttosto, si deve combinare o "fissare" con altri elementi. Un modo in cui viene fissato l’azoto perché sia utilizzato dalla vegetazione è mediante piante microscopiche che vivono sulle radici di certe piante come i legumi.

Ma quando gli uomini coltivano un gran numero di ettari, il terreno perde un’enorme quantità di sostanze nutritive. Un esperimento fatto in un centro agricolo del Maine ha permesso di riscontrare che in mezzo ettaro di patate si asportano circa 65 chili di azoto, 12 chili di acido fosforico, 105 chili di potassa, 25 chili di ossido di calcio, 14 chili di ossido di magnesio e 5 chili di zolfo.

È ovvio che per reintegrare queste sostanze nutritive non basta solo lasciare che le cose vadano a posto da sé "in modo naturale". Altrimenti il terreno si impoverisce e, col tempo, diventa proprio sterile. Avendo cura con perizia del terreno non solo se ne conserverà la fertilità ma renderà anche al massimo. Come si possono reintegrare nel terreno agrario le sostanze nutritive?

Come reintegrare le sostanze nutritive nel terreno agrario

La prima cosa che chiede un esperto di agraria è: ‘Qual è il pH del terreno?’ Ma che cosa significa "pH"?

Ebbene, i terreni sono suddivisi in due categorie fondamentali: acidi o alcalini. Su una scala che va da 0 a 14, i terreni che rientrano nella categoria da 0 a 6 sono acidi, mentre quelli al di sopra di 7 e fino a 14 sono considerati alcalini. I terreni con un pH uguale a 7 sono considerati neutri, né acidi né alcalini.

Alcune messi preferiscono i terreni alquanto acidi, e altre, quelli più alcalini. L’apporto di calce, quando è necessario, rende il terreno più alcalino, ne alza cioè il pH.

Anche se tutt’e tredici le sostanze nutritive necessarie alle piante sono nel terreno, è sempre necessario il giusto equilibrio acido-alcalino. Solo in questo modo le piante potranno utilizzare del tutto le sostanze nutritive contenute nel suolo.

L’apporto di calce fa almeno tre cose per il terreno. Si aggiunge il necessario ossido di calcio. In secondo luogo, alcuni elementi son tenuti sotto controllo così che non avvelenino la messe. Pertanto, mentre con l’aggiunta di calce si aumenta il pH di un terreno acido, elementi come alluminio, ferro, manganese, rame e zinco diventano meno solubili. Nei terreni più acidi se questi elementi sono presenti in quantità eccessiva nuoceranno alle messi, ma aumentando il pH del terreno essi diventano più inerti. In terzo luogo, la calce libera altri elementi che le piante possono assimilare bene, mentre incoraggia lo sviluppo di batteri essenziali nel suolo.

Giacché ogni tipo di terreno è diverso, è essenziale considerare di quali sostanze nutritive ha bisogno ciascuno. Gli elementi primari, azoto (N), fosforo (P) e potassio (K), sono le sostanze rappresentate dalle tre cifre stampate su un sacco di fertilizzante commerciale. Per esempio, 10-12-8, rappresenta la percentuale di azoto (10%), fosforo (12%) e potassio (8%) contenuta nel sacco.

Da dove vengono questi fertilizzanti?

Oggi molti agricoltori e giardinieri dicono che preferiscono usare solo fertilizzanti organici "naturali" come letame, detriti di fogna, acque di scolo e composte per dare al terreno il necessario nutrimento. L’impiego di questi prodotti è da molto tempo riconosciuto come un modo fondamentale per restituire al terreno le sostanze nutritive mentre nello stesso tempo c’è un apporto di humus. In Asia, Africa e America Latina questo è ancora un comunissimo metodo di concimazione del terreno.

Ma oggi nel mondo occidentale la concimazione avviene in proporzioni molto grandi. Non è possibile fornire sufficiente fertilizzante organico per queste operazioni colossali. Per fertilizzare solo un ettaro di terra possono volerci oltre trentacinque tonnellate di concime animale. È praticamente impossibile ottenerne tali quantità per la maggioranza delle odierne operazioni agricole. Quale alternativa c’è dunque? I "fertilizzanti chimici".

Alcuni affermano che i fertilizzanti chimici sono nocivi se impiegati per la coltivazione di prodotti per il consumo umano. Ma un resoconto della Camera dei Rappresentanti degli U.S.A. rileva: "Non fu presentata nessuna sicura prova che l’impiego di fertilizzanti chimici avesse avuto un effetto nocivo o deleterio sulla salute dell’uomo o degli animali". Né è stato dimostrato in modo specifico che tali prodotti chimici, se impiegati debitamente, danneggino gli organismi viventi contenuti nel suolo. Perfino i giardinieri che sono favorevoli ai concimi organici impiegano una certa quantità di polvere di roccia, fra cui fosfato minerale, potassa minerale e pietra calcarea frantumata, per migliorare i terreni.

Un agricoltore che da molti anni fa uso di fertilizzanti chimici fa questo ragionamento: "Le piante non badano alla provenienza delle sostanze nutritive, finché le ricevono". In modo simile, i giardinieri che sono a favore dei concimi organici sanno pure che bisogna essere equilibrati quando si tratta di nutrizione delle piante. Organic Gardening and Farming dice: "C’è poco accordo tra gli esperti di agraria sui meriti comparativi dei fertilizzanti naturali (e anche su quelli dei fertilizzanti chimici, se si vuole dire la verità). I fabbricanti di concimi naturali definiscono gli agronomi delle università lacchè dell’industria petrolchimica . . . Gli scienziati delle università si vendicano dando ai venditori di fertilizzanti il nome di merciaioli che vendono sacchi pieni di incantesimi e d’aria calda. C’è senz’altro un po’ di verità in entrambe le critiche . . . Ci sono uomini onesti da ambo le parti della controversia".

Ma come fa l’uomo a produrre nei fertilizzanti chimici gli "elementi primari", cioè l’azoto, il potassio e il fosforo?

La fonte principale da cui si ricava l’azoto è l’ammoniaca sintetica. Si ottiene dalla combinazione di azoto e idrogeno. Il gas azoto allo stato puro si può ottenere con relativa facilità eliminando ossigeno e altri gas dall’aria. L’idrogeno è un sottoprodotto del petrolio. Dalla sintesi dei due risultati si ha l’ammoniaca necessaria. Un po’ di ammoniaca si mette direttamente nel suolo sciolta nell’acqua. Tuttavia, la maggior parte si converte in forma solida ed è impiegata così da agricoltori e giardinieri. Fosfati e potassio provengono per la maggior parte da depositi minerali che si sono frantumati fino a essere della giusta consistenza.

Il futuro del terreno

Gli uomini hanno fatto e fanno tuttora errori molto sciocchi nel modo in cui sfruttano il terreno. Ma adeguatamente curato, il terreno può continuare a produrre messi a tempo indefinito, come osserva un articolo di fondo di Farm Journal: "Il terreno concimato e lavorato nel modo giusto non si consuma. È una risorsa che si rinnova, come si vede dalle terre europee e asiatiche coltivate ininterrottamente per migliaia d’anni".Sì, questa utile "risorsa" — alcuni centimetri di terra — dev’esser mantenuta sana perché dia il massimo rendimento.