Convivere tra le piante
Studi e Ricerche a cura di Rita G. Longo

Il suolo secondo il metodo di Emilia Hazelip



IL SUOLO, LE PIANTE E L’AUTOFERTILITA’


In natura le piante hanno creato il suolo (e il clima).

Il suolo è un organo facente parte di una organismo più ampio estremamente complesso, dalla quale dipende ed al quale serve per completare una correlazione fisiologicamente organica.

La micro e macro fauna e la micro e macro flora comprese all’interno e sulla superficie del suolo sono parte integrante di questo organismo.

Le piante nella fase vegetativa, nella maggior parte dei casi, sono composte per il 75-80% del loro di soluzione fisiologica (principalmente acqua). Il 20-25% è composto dall’iterazione della luce solare e i gas atmosferici che collaborano all formazione della biomassa, il suolo conta per il 2-3% di nutrizione minerale. Il restante 2-3% di nutrimento azotato può essere fornito gratuitamente a partire dall’azoto atmosferico se le colture vengono organizzate piante azoto fissatrici come le leguminose.

La materia organica e la materia minerale sono strettamente legate, l’acqua agisce da veicolo fisiologico permettendo lo scambio di nutrimenti dell’inerte verso il “vivente”.

L’organismo “suolo” è vincolato al sistema di produzione della materia organica in una continuità istologica: TUTTO nel suolo, i microrganismi, le pinte, funzionano in maniera complementare, simbiotica. Un esempio: perché un’orchidea nasca c’è bisogno della presenza di certi microrganismi- molto precisi, specifici- che non si trovano che in certi terreni…

Le piante nella fase vegetativa, grazie alla fotosintesi, creano continuamente materia organica dall’intangibile: luce e gas. La quantità di biomassa creata dalla loro attività presente e passata si misura in m3 nel caso di alberi, in centinaia di fusti di petrolio e tonnellate di carbonio (sequestro di anidride carbonica)…

Questa capacità straordinaria di creare la materia e di sostenere la vita non è stata sfuttata, fino ad oggi, dall’agricoltura, ma se noi impariamo a gestirla , possiamo contemporaneamente ottenere la produzione delle colture di cui abbiamo bisogno e permettere al suolo, ai suoi organismi, di funzionare autonomamente per mantenere l’equilibrio naturale, armonioso di un suolo selvatico necessario per il benessere del pianeta e della biosfera.

In natura tutto accade come se il suolo producesse le piante innanzitutto per se, per nutrirsi al momento della loro morte mentre contemporaneamente crea nel suo grembo i nutrienti necessari alle piante stesse, crea l’atmosfera, il clima che gli è indispensabile….il suolo nutre le piante, le piante nutrono il suolo. In questo movimento perpetuo in sinergia , un residuo continuo di scarti, di biomasse morte si accumulano nel suolo formando la terra, il suolo, l’humus.


ECONOMIA SOSTENIBILE & RISORSE


Il suolo si sa nutrire da solo. Lo fa ovunque abbia a disposizione una vegetazione differenziata che fornisca un biomassa nutritiva incorporata, come le radici morte, e sulla superficie, grazie ad ogni frammento organico che si accumula in uno strato in decomposizione che viene incorporato progressivamente nel suolo. (esattamente come fosse un compost superficiale).

La presenza della fauna microscopica nel suolo può essere così abbondante e con un ciclo talmente rapido che in un grammo di suolo” selvaggio” il loro numero può arrivare a …………e i loro residui rappresentano un peso di…T/annuo/Ha.

Questa biomassa residua “animale” non solo è un elemento fertilizzante gratuito, ma si trova già all’interno del suolo, senza bisogno di incorporarla.

Il suolo è organizzato in orizzonti, in sacche di attività biologica molto precise, in relazione alla linea di confine con l’atmosfera. Si chiama rizosfera l’insieme di queste sacche, di questi luoghi dove si trova concentrato un altissimo numero di organismi viventi la cui attività è la più intensa di tutto il pianeta.

La rizosfera, o zona occupata dalle radici, è colonizzata da una tale complessità di forme di vita , che ancora oggi non sono state completamente identificate… ma una cosa si sa, ed è che ogni spazio, ogni microsito, è occupato da fauna e flora molto specifiche, in relazione alla profondità a cui si trovano e capaci di mantenere i loro cicli di vita e morte, fintanto che il loro habitat specifico non venga disturbato o distrutto. Rivoltando il suolo, esponendolo ai gas atmosferici ed alla luce del sole si distrugge questa vita organica eliminando, in questo modo, la “flora intestinale” necessaria al suolo per digerire e mantenere i nutrimenti per le piante.

Nella agricoltura convenzionale tradizionale ereditata dal neolitico non si tiene conto dell’equilibrio interno di un suolo selvatico, un’equilibrio olistico. Al contrario si è cercato, attraverso la lavorazione del suolo, di precipitare la mineralizzazione dell’humus, come mezzo di fertilizzazione, ma minando il suolo, depauperando il terreno della sua materia organica e dovendo compensare attraverso concimazioni.

Bisogna comprendere cosa accade. Quando i microrganismi del suolo vengono a contato diretto con i gas atmosferici muoiono asfissiati, proprio come i pesci fuori dall’acqua e per la stessa ragione. Non solo bilioni di forme di vita vengono distrutte ma l’humus, già formato, subisce una combustione (ossidazione?) a contatto con l’aria accelerando il processo biochimico di trasformazione della materia organica in minerali e solubili. Questi ultimi sono fertilizzanti in grado di essere rapidamente assorbiti dalle radici delle piante “per perfusione” proprio come accadrebbe con concimazioni di sali minerali chimici.

Quando questo accade in assenza di radici che approfittano dei nutrienti, questi, percolano riversandosi nelle falde freatiche, divenendo non solo uno spreco, ma anche una contaminazione da nitrati delle acque sotterranee… oppure, si perdono con il dilavamento dei suoli spogli ed erosi.

Il prezzo ecologico di una tale pratica di fertilizzazione non può più essere ignorata. La distruzione del suolo rende necessario rimediare, compensare le perdite dovute al cosiddetto “sequestro dei nutrienti da parte delle piante”.

Questa compensazione può avvenire con l’apporto di compost (più o meno ben fatto o mistificato), di letame, rotazioni e concimazioni verdi, messa a riposo, permettendo alla foresta di ricostruire una sua fertilità e facendola seguire dalla bruciatura ecc… fino alla desertificazione che ne consegue, o che segue le concimazioni chimiche di Liebig.

Un suolo forzato a digerire tutto ciò che viene incorporato al suo internoma che non ha più la forza di digerire perché la flora intestinale è stata eliminata dalle lavorazioni del terreno sviluppa patologie che si trasmettono in seguito alle piante. Le interazione tra microflora e microfauna in un terreno giocano un ruolo determinante nel controllo biologico delle malattie delle piante, il rinnovarsi della materia organica e il riciclo dei nutrimenti sono per loro essenziali.

Durante la loro vita, le piante rilasciano nel terreno, attraverso le radici, circa il 25% dei composti carbonati prodotti dalle foglie. Questi composti vengono liberati sia sotto forma di essudati che di cellule morte ed sono destinati a nutrire i microrganismi del suolo responsabili della mobilitazione dei nutrimenti minerali contenuti nel suolo ma inaccessibili alle piante direttamente. Nei suoli disturbati, “lavorati”, l’habitat, i micrositi dove alloggiano i microrganismi sono distrutti e con loro la potenziale funzione simbiotica per il nutrimento (gratuito) delle piante.

Alcune ricerche fatte recentemente, mostrano che oltre ad altre distruzioni occasionali attraverso la lavorazione del suolo , ce ne è una legata alle malattie che sopravvengono nelle radici delle piante e hanno a che fare con il ciclo ossigeno etilene, ecco cosa avviene in suolo naturale: Inizialmente, i microrganismi aerobici proliferano sugli essudati delle piante e eliminano l’ossigeno nel microsito del suolo, altri microrganismi anaerobici si sviluppano producendo etilene che si diffonde intorno inattivando i microrganismi del suolo senza ucciderli. Quando questo avviene, la domanda di ossigeno diminuisce. Questo ferma o riduce fortemente la produzione di etilene permettendo ai microrganismi aerobici di riprendere la loro attività, le condizioni favorevoli alla produzione di etilene si ricreano nuovamente e il ciclo si riprende in continuazione.

Affinché il ciclo funzioni in maniera ottimale è necessario che il suolo abbia della materia organica sotto forma di pacciame e che la composizione di questa lettiera abbia foglie e residui di piante vecchie, senescenti, precursori dell’etilene e che la presenza dell’azoto sia sotto forma di ammonio poiché se l’azoto viene convertito in nitrato ciò inibisce il ciclo. Anche il ferro è un elemento importante in questo ciclo.

Il ferro è presente in un suolo in buone condizioni (dal 2% al 10% del peso del suolo stesso) sotto forma di minuscoli cristalli di ferro ferrico (sulla sua superficie esterna, dotata di un’alta carica elettrica, gli elementi nutritivi come i fosfati, solfati e oligoelementi sono strettamente legati). Sotto questa forma tutti gli elementi sono immobili, insolubili e non possono essere dilavati ma non possono neanche essere assimilati dalle piante. In presenza di ossigeno il ferro si ossida, prende la sua forma ferrica, passiva dormiente. Per risvegliarlo necessita di passare alla forma ferrosa o ridotta, estremamente mobile.